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I mammiferi con più partner hanno maggiori possibilità di sopravvivenza?

Secondo uno studio effettuato nelle riserve naturali del Ghana, le specie mammifere che vivono con un solo partner sono più soggette a estinguersi rispetto a quelle che si accoppiano con molti più individui. La scoperta deriva Cercopithecidaedallo studio condotto dall’ecologo Justin Brashares dell’Università British Columbia di Vancouver e fornisce un importante dato che potrebbe rimettere in discussione le priorità di conservazione. Per la prima volta, infatti, si mette in relazione l’accoppiamento con l’estinzione.

Molte specie, di cui non credevamo di doverci preoccupare, stanno per essere interessate dal problema dell’estinzione come risultato del loro comportamento”, afferma l’ecologo. Brashares ha scoperto che specie come il bufalo, per esempio, in cui pochi maschi monopolizzano il gruppo di femmine, sono in aumento, mentre altre, come le antilopi monogame del genere Madoqua (o dik-dik) sono in declino. Questa è una scoperta allarmante, perché la conservazione tende a focalizzarsi su specie più grandi e carismatiche, come il bufalo. Tali animali si riproducono molto più lentamente e necessitano di aree più ampie per sopravvivere, fatto che le rende apparentemente più vulnerabili.

Non è ancora chiaro perché la monogamia pone le specie a rischio di estinzione. Secondo Brashares, un’ipotesi potrebbe essere che se tutti gli animali vivessero in coppia, nel momento in cui un animale viene ucciso, non ci sarebbero maschi “spaiati” per colmare il vuoto e le femmina rimarrebbe senza compagno e senza possibilità di riprodursi. Un’altra ragione potrebbe essere rappresentata dal fatto che i piccoli gruppi sono una preda più facile per i cacciatori. Nel caso dei Colobi (primati della famiglia Cercopithecidae), la situazione si aggrava maggiormente, in quanto se un maschio monogamo perde di vista la sua compagna, va subito alla sua ricerca, spesso con conseguenze fatali. “I cacciatori mi hanno riferito che se uccidono la femmina, possono catturare facilmente anche il maschio”, afferma l’ecologo.

Brashares ha analizzato i dati del censimento nel corso degli ultimi 30 anni, durante i quali gli animali del Ghana hanno subito pesantemente le conseguenze della caccia e della deforestazione. Egli ha messo in relazione la probabilità che una specie possa scomparire da una delle sei riserve del Ghana con fattori come l’estensione della riserva e per quanto riguarda le abitudini dell’animale, la sua dieta, le dimensioni e il comportamento. Il più importante fattore di rischio, e in passato quello meglio conosciuto, è risultato l’isolamento geografico dell’animale. Le popolazioni isolate, infatti, hanno meno probabilità di essere rafforzate da nuovi individui provenienti dalle aree vicine. Al secondo posto tra le variabili che influenzano maggiormente la loro sopravvivenza, vi è la vita sessuale delle specie.

È un dato affascinante e potrebbe essere reale”, afferma l’ecologo William Sutherland dell’Università dell’East Anglia di Norwich, Regno Unito. Egli ritiene che siano necessari ulteriori studi per confermare tale scoperta e capire se questi animali meritano realmente un’attenzione particolare nella conservazione. Secondo l’ecologo inglese, infatti, le femmine senza compagno sarebbero rare anche nelle specie monogame ed è improbabile che ci sia una carenza di maschi che minacci la loro sopravvivenza, ma se questo venisse smentito da successive ricerche bisognerebbe riconsiderare le azioni di conservazione.

Sutherland non ha dubbi sul fatto che i conservazionisti stanno iniziando a realizzare che la conoscenza del comportamento è fondamentale per capire la probabilità di estinzione. Anche altri tratti comportamentali, come per esempio se gli animali possono sopravvivere solo in grandi gruppi o come influisce il comportamento sociale sulla trasmissione di malattie, potrebbero avere in futuro importanti conseguenze per preservare le specie.

Paola Nucera


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Aggiunto in: Ambiente & Natura, Etologia

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