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Eternit: cronistoria di una azienda ancora attiva

Una tipica copertura in lastre di Eternit

Una tipica copertura in lastre di Eternit

La storia del cemento-amianto o fibrocemento comincia nel 1901, con il deposito del brevetto da parte dell’austriaco Ludwig Hatschek, materiale che diverrà poi famoso come Eternit, derivante dal latino aeternitas, eternità. Il prodotto è resistente alle intemperie e al fuoco ed è utilizzato fra le altre cose per creare abiti di protezione contro le fiamme e come materiale di isolamento ed impermeabilizzazione.

L’industriale Hatschek concesse le licenze del suo brevetto, una per ogni Paese interessato, e i concessionari erano obbligati ad utilizzare il nome di “Eternit” nelle loro aziende e nei loro prodotti.

Un anno dopo il brevetto, l’industriale Alois Steinmann acquistò la licenza per la produzione e aprì nel 1903 a Niederurnen, in Svizzera, la Schweizerische Eternitwerke AG. Le aspettative del nuovo prodotto erano ampie e, infatti, nel 1911 la produzione era in funzione a pieno regime. I prodotti venivano esportati anche in Africa, Asia e Sud America.

Nel 1907 nacque il primo stabilimento italiano in Piemonte, a Casale Monferrato. La struttura venne fondata dall’ingegnere italiano Adolfo Mazza, lo stesso che ha costruito nel 1912 la prima macchina per la produzione di tubi a pressione in cemento-amianto. Un’altra fabbrica venne aperta a Cavagnolo (Torino).

Nel 1913 l’ente di protezione ambientale del Cantone dei Grigioni lanciò una campagna contro la Eternit, per la presunta rovina del paesaggio locale. Questa non fece che giovare all’azienda, aumentandone la popolarità e le vendite anche nel suo stesso territorio.

La scarsità di materia prima durante gli anni della Prima Guerra Mondiale, costrinse la società a cercare attività alternative in modo da evitare il licenziamento del personale di produzione; così nel 1916 furono edificate una segheria ed un impianto di produzione di mattoni refrattari. Dopo la guerra, la produzione venne riavviata e le vendite salirono ad un massimo storico nel 1919.

La fabbrica Eternit (Schweiz) AG in Svizzera, attualmente

La fabbrica Eternit (Schweiz) AG in Svizzera, attualmente

Nel 1920 Ernst Schmidheiny assume la presidenza al consiglio di amministrazione. La crisi economica degli anni Venti risparmiò la Eternit, anzi, un incendio nel Comune di Sent, mise in luce le proprietà dei tetti in Eternit, i soli che furono capaci di sopportare il calore del fuoco.

Nel 1923 la  Schweizerische Eternitwerke AG diventa la società holding Amiantus SA. La filiale di Niederurnen prosegue l’attività con il nome di Eternit AG.

Nel 1928 iniziò la produzione di tubi in fibrocemento, che fino agli anni settanta rappresentarono lo standard nella costruzione di acquedotti. Nel 1933 fecero la loro comparsa le lastre ondulate, in seguito usate per tetti e capannoni. Venne impiegato anche in scuole, ospedali, palestre, cinema, oltre che in tutti i settori industriali. Nello stesso anno, Max Schmidheiny venne eletto membro del consiglio d’amministrazione.

Dopo il successo durante l’Esposizione Nazionale a Zurigo nel 1939, l’amianto venne considerato come materiale strategico durante la Seconda Guerra Mondiale, anche se l’azienda dovette ricorrere ad opere di ristrutturazione  per mantenere il proprio personale durante quei difficili anni.

Con la ripresa economica ed elaborate ricerche, la Eternit cominciò a dare importanza anche all’estetica e nel 1948, per la felicità degli architetti, furono disponibili lastre ondulate di colori diversi. Negli anni cinquanta l’Eternit trova impiego in parecchi oggetti di uso quotidiano; il più famoso è probabilmente la sedia da spiaggia del primo Desiner industriale svizzero Willy Guhl.

Ludwig Hatschek, l'industriale che brevettò il fibrocemento e che ribattezzò con il nome di Eternit.

Ludwig Hatschek, l’industriale che brevettò il fibrocemento e che ribattezzò con il nome di Eternit.

All’Esposizione Nazionale del 1964 a Losanna la Eternit AG ancora una volta mostrò una presenza di primo piano nonostante che già a partire dagli Anni ’60 era noto in tutto il mondo che la polvere di amianto generata dall’usura dei tetti provocasse una grave forma di cancro polmonare, oltre che asbestosi dovuta all’inalazione delle fibre. La prima rivista medica che menzionò l’asbestosi come nuova malattia polmonare risale addirittura al 1924; nel 1939 viene anche già riconosciuta come malattia sul lavoro. Nel 1943 la Germania fu la prima nazione a riconoscere il cancro ai polmoni e il mesotelioma come conseguenza dell’inalazione di asbesto e a prevedere un risarcimento per i lavoratori colpiti.

Nell’apparente indifferenza, dopo che il padre divenne responsabile dell’azienda nel 1967, Stefan Schmidheiny entra a far parte del consiglio di amministrazione nel 1975. A partire dalla seconda metà degli anni ’70 cambia la modalità di produzione delle lastre ondulate e migliora la qualità del materiale.

In Italia la famiglia Mazza, fondatrice delle fabbriche Eternit italiane, vendette nel 1952 la propria parte alle società Eternit belga e francese, così come ad Amiantus AG, la quale negli Anni ’70 aumenta progressivamente la partecipazione nella società Eternit S.p.a Genova (sede legale della filiale), poiché né i francesi né i belgi vogliono finanziare i cambiamenti del metodo di produzione dell’amianto, la produzione a secco viene rimpiazzata da quella ad umido, meno pericolosa. Nel 1973 gli svizzeri diventano gli azionisti di maggioranza della Eternit italiana. Alla fine del decennio posseggono il 76% del capitale. Nonostante il cambiamento nei metodi di produzione, molti lavoratori e abitanti della zona si ammalano.

La Svezia vieta l’utilizzo dell’amianto a partire dal 1975, mentre gli Stati Uniti vietano il cosiddetto amianto floccato. In Svizzera si comincia a prendere atto in minima parte del problema e seguirà l’esempio americano due anni più tardi. A partire dal 1984-85 gli edifici svizzeri isolati con l’amianto floccato verranno bonificati.

Nel 1986 fallisce la società holding Eternit S.p.a. Italia. La procedura fallimentare terminerà nel 2009.

Sempre come se nulla fosse, nel 1987 viene concesso per la prima volta il premio Eternit; da quel momento il premio è stato assegnato ogni due anni per tutti gli studenti di architettura delle università svizzere e il premio attirò grande attenzione.

Dal 1989 Stephan Schmidheiny vende le fabbriche di Niederurnen e Payerne al fratello Thomas, che le integrerà nel 1996 alla società Holderbank. Stephan Schmidheiny conserva solo le partecipazioni nelle società Eternit straniere (Italia compresa) e solo nel 1993 viene avviata in Svizzera la produzione sostenibile, in cui materiali e flussi energetici vengono integrati con compensazioni ecologiche e i prodotti diventano riciclabili. Nel 1994 termina l’era dell’amianto.

Le vendite in calo costante a partire dagli Anni ’70 portarono alla scissione dell’azienda in nuove società-figlie come la Etertub AG per la distribuzione in fibra di cemento e tubi in plastica in Germania, e la società ESAL in Slovenia per la produzione dei pannelli ondulati.

L’Italia vieta l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione  di amianto nel 1992. Nello stesso anno cominciano i processi per la morte degli operai delle fabbriche Eternit. Diversi responsabili locali sono condannati a Casale Monferrato.

Publicità della sedia da spiaggia disegnata da Willy Guhl, prodotta dalla Eternit

Publicità della sedia da spiaggia disegnata da Willy Guhl, prodotta dalla Eternit

A partire dal 1994 il fibrocemento ha continuato ad essere prodotto, senza però utilizzare l’amianto come materiale di rinforzo. Al posto dell’amianto vengono usate fibre organiche, naturali e sintetiche. Il materiale è stato ribattezzato in Italia come “fibrocemento ecologico”: mantiene le caratteristiche di resistenza originali, ma non è cancerogeno né nella produzione, né nell’utilizzo, né nello smaltimento.

Con l’enorme peso di morte e danno ambientale che l’amianto porta sul suo nome, durante l’anno del centenario della Eternit, il 2003, si sono svolte celebrazioni con eventi speciali per i clienti e vantaggi per i dipendenti. L’istituto per l’architettura storica della Università Federale di Zurigo ha stampato una pubblicazione denominata “Eternit Svizzera – Architettura e cultura aziendale dal 1903”. Unica nota positiva e lodevole è che nel 2006 la Eternit AG con la fondazione Eternit-Werke Schweiz, fornisce principalmente un sostegno finanziario per  gli  attuali ed ex dipendenti ed ai loro parenti che sono stati colpiti da malattie legate all’esposizione all’amianto durante la storica produzione degli impianti.

Il 27 agosto 2008, il Tribunale Federale respinge le accuse contro i fratelli Schmidheiny relative a 3 diversi processi di vittime dell’amianto, morte di cancro dopo aver lavorato nella fabbrica di Niederurnen. Secondo i giudici di Losanna i fatti cadono in prescrizione dopo 10 anni dall’inizio dell’esposizione a sostanze tossiche.

Diversa però è la sorte del processo in Italia, dove, il 13 febbraio 2012 il Tribunale di Torino rende noto il verdetto sul processo delle vittime dell’amianto (2100 morti e 800 ammalati) condannando a 16 anni di carcere ciascuno il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Louis de Cartier. I due rispondevano di disastro doloso e rimozione di cautele.

Massimo Gigliotti
1 giugno 2013


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Un commento a "Eternit: cronistoria di una azienda ancora attiva"

  1. Raymond Gillabert ha detto:

    Tanto per aggiungere una notizia interessante.
    Da un programma televisivo, forse svizzero, dove si dichiarava ( 30 gg fà) che il prodotto che è stato commercializzato in seguito al bando dell’amianto e che si credeva idoneo e non responsabile di danni come il precedente, è stato già, diciamo 15 anni dopo l’inizio del suo utilizzo, considerato come cancerogeno o comunque responsabile di danni alla salute. Da oggi, in Svizzera, si utilizza un materiale ancora diverso; diciamo un terzo materiale ! Per il quale non si conoscono ancora tutti danni che magari verranno scoperti più in là.
    Questo anche per dire che quando si inventa o scopre qualcosa, non si sa, dall’inizio quale saranno le conseguenze dell’utilizzo.
    Quanto scritto sopra non vuole essere ovviamente una scusante per la firma Eternit ma semplicemente un riposizionamento della situazione e della storia.

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