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Conferenza sul clima di Doha, un accordo a metà

E’ fatta! La 18a Conferenza internazionale sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite a Doha, in Qatar, ha chiuso i lavori ed ha partorito un accordo tra i rappresentanti dei 194 Paesi intervenuti. Ma i tre Paesi più inquinatori, USA, Canada e Giappone, si sono chiamati fuori.

Dopo il mezzo passo falso di Durban dello scorso anno, non è cambiato granché.

Il protocollo di Kyoto scade il 31 dicembre prossimo ed era prevista una seconda fase, la cosiddetta Kyoto2. Gli argomenti sul tavolo erano sostanzialmente due: la riduzione delle emissioni di gas serra da parte dei Paesi sviluppati, sottoscrivendo accordi specifici vincolanti fino al 2015 e l’istituzione del Green Fund, un fondo per i Paesi in via di sviluppo.

Il primo punto era particolarmente rilevante perché si voleva coinvolgere gli Stati Uniti, che non hanno mai ratificato l’accordo di Kyoto e richiamare “dentro” Canada e Giappone, che ne erano usciti.

Ma il taglio delle emissioni è un tasto delicato e i tre Paesi hanno riconfermato la loro posizione negativa nei confronti di Kyoto.

Naturalmente, si era levato un coro di polemiche da parte dei sottoscrittori, soprattutto dei Paesi più poveri e gli accordi sono stati in dubbio fino alla fine della Conferenza.

“Bocciamo l’accordo, condanna il futuro di tutti quanti” aveva proposto la rappresentante di Jubilee South Asia Pacific, la filippina Lidy Nacpil.

Kwesi Obeng, della rete africana “Campagna per chiedere Giustizia Climatica” le aveva fatto eco: “Il negoziato è irrecuperabile. Chiediamo ai Paesi di non firmare”.

Il problema principe restava il taglio delle emissioni che doveva contenere entro i 2°C l’aumento della temperatura media terrestre.

La diminuzione delle emissioni di gas serra è da qualche anno una necessità impellente. Dal 2000, la sola CO2 è aumentata del 20% (390 parti per milione rispetto alle 280 dell’era pre-industriale, che significa un aumento del 40%).

Entro il 2020, se le emissioni continueranno come avviene ora, avremo 58 giga tonnellate di gas serra emessi, 14 in più di quelle tollerate per rimanere entro la “famigerata” soglia dei 2°C.

Le emissioni di CO2 saliranno del 2,6%, minaccia uno studio pubblicato su Nature Climate Change del Global Carbon Project, un team di scienziati, che ritiene poco probabile l’obiettivo di contenere l’aumento di temperatura globale sotto i 2 gradi.

Perfino la Banca Mondiale ha dichiarato l’allarme perché teme che, di questo passo, secondo un proprio studio, la temperatura globale possa salire di ben 4°C entro il 2060.

D’altra parte, Paesi come il Brasile, che ha ridotto la deforestazione del 75% rispetto al 2004, e la Svezia, che ha ridotto le emissioni da 1 a 5% per anno, mostrano che, con un impegno collettivo, le possibilità di raggiungere l’obiettivo ci sarebbero.

A Doha, Stati Uniti e Unione Europea non hanno inteso impegnarsi con cifre concrete per il 2013-2020, a causa delle difficoltà legate alla attuale crisi economica.

Comunque, l’accordo è finalmente stato raggiunto. Con un giorno di ritardo – è vero- e non soddisfacendo nessuno, ma l’accordo è stato prorogato fino al 2020: per questi prossimi anni i Paesi firmatari si sono impegnati a ridurre le emissioni di gas serra, con la Russia contraria perché voleva accordi meno vincolanti.

Per l’Italia, il ministro dell’Ambiente, Clini, ha commentato: “Il bicchiere di Doha è per tre quarti vuoto e per un quarto pieno”. Il quarto rimasto lascia comunque aperte le speranze di chi, in qualche modo, mostra di voler frenare i cambiamenti climatici.

Il primo punto approvato mantiene ancora per 8 anni gli impegni di Kyoto del 1997, anche se, data l’assenza dei tre grandi inquinatori, USA, Canada e Giappone, riguarda solo il 15% delle emissioni globali di gas inquinanti, rimandando al 2015 la data per fare il punto sulla possibilità di ciascun Paese per rivedere le misure del proprio impegno.

Sul secondo punto, gli aiuti ai Paesi in via di sviluppo per fronteggiare i cambiamenti climatici, per lo stanziamento di 100 miliardi di dollari all’anno fino al 2020, stante la crisi economica in atto, è tutto rimandato all’incontro sul clima del 2013 a Varsavia.

Oggetto di accesa discussione è stata la questione dei danni derivati dal riscaldamento globale ai Paesi del Sud del mondo, che si sentono vittime dei Paesi industrializzati, in particolare degli Stati Uniti. Una discussione su accordi futuri in merito, anch’essi sono stati rimandati al prossimo anno a Varsavia.

Si è poi convenuto di fissare, in occasione della conferenza dell’ONU del 2015, un protocollo o un accordo d’intesa per raggiungere l’obiettivo della limitazione dell’innalzamento della temperatura globale di 2°C che dovrebbe vedere coinvolti – questa volta –  tutti i Paesi, compresi gli Stati Uniti.

Leonardo Debbia
9 dicembre 2012

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2 commenti a "Conferenza sul clima di Doha, un accordo a metà"

  1. Luigi Antonio PEZONE ha detto:

    Il mio commento è più lungo dell’articolo. Come si possono ridurre le emissioni senza una politica di protezione globale dell’ambiente che tutti fanno finta di non comprendere. Non si tratta soltanto di co2 ma della protezione di tutto l’ambiente, in particolare degli oceani.
    DOHA: i grandi non sanno cosa sia la depurazione globale e l’energia protettiva dell’ambiente.
    Se i grandi avessero saputo, il vertice non sarebbe, di nuovo fallito. Un accordo lo avrebbero trovato, non soltanto sulla quantità di CO2 da ridurre, ma anche su come realizzare questa riduzione per non danneggiare ulteriormente l’ambiente e l’economia mondiale. Sono in molti a non volere che i grandi sappiano tutto quello che dovrebbero sapere, soprattutto i cattivi consiglieri. I motivi sono diversi: principalmente: non ammettere gli errori commessi e difendere quote di mercato di una politica ambientale sbagliata.
    Mi riallaccio ad alcuni articoli del sottoscritto, disponibili in rete, pubblicati su piccole riviste “On line”, scritti in occasione del vertice di Cancun del 2010:
    http://lexambiente.it/ambiente-in-genere/188-Dottrina188/6795-ambiente-in-genere-depurazione-globale.htm; http://www.cancelloedarnonenews.com/2011/01/06/a-cancun-non-si-e%E2%80%99-parlato-di-depurazione-globale-la-migliore-soluzione-contro-il-riscaldamento-globale/; http://altocasertano.wordpress.com/2010/12/06/l-intervento-cecita%E2%80%99-a-cancun-a-cura-dell-esperto-ambientalista-luigi-antonio-pezone/; http://www.alternativasostenibile.it/archivio/2010/12/23/files/la%20depurazione%20globale.pdf; http://altocasertano.wordpress.com/2011/03/21/il-c-c-s-inutile-costoso-dannoso-meglio-la-depurazione-globale/.
    Ho saltato il vertice di Durban, del 2011. poiché stavo già lavorando sull’energia che protegge l’ambiente. Riprendo l’argomento dopo altri due vertici dall’esito negativo. Siamo sempre all’anno zero nella protezione dell’ambiente, mentre su altri fronti i progressi sono enormi. Pensiamo all’evoluzione dei mezzi per combattere le guerre. Siamo arrivati alle guerre chimiche, ai razzi telecomandati, agli aerei invisibili, ai radar, ai droni, robot, ecc.. Tutto questo per non nominare le bombe nucleari che risalgono agli anni quaranta. L’uomo per farsi del male le ha inventate tutte. Ha messo insieme tutte le sinergie possibili e immaginabili tra industria chimica, meccanica, elettronica, biologica, informatica, mentre per farsi del bene, non ha saputo, semplicemente, mettere insieme, sui territori, impianti e tecnologie diverse, al fine di chiudere sulla terra il ciclo del carbonio. I mezzi più efficienti per proteggere l’ambiente dall’inquinamento globale sono ancora quelli inventati dalla natura: gli alberi, il suolo, l’atmosfera, le acque fluviali e marine. Gli unici che ancora chiudono il ciclo del carbonio. La società moderna, i grandi agglomerati urbani e industriali hanno comportato grandi concentrazioni di emissioni antropiche, che in buona parte, riusciamo a controllare, tranne le emissioni di anidride carbonica che nel 2011 hanno raggiunto il picco di 34 miliardi di tonnellate. E’stato calcolato che l’aumento dell’attuale concentrazione atmosferica dall’attuale 0,039% a 0,045% comporterebbe l’aumento della temperatura media della Terra di circa due gradi e in una decina di anni l’innalzamento del livello del mare medio di circa un metro a causa dell’effetto serra. La colpa non è del CO2, che è il frutto di un’ossidazione perfetta e fa di tutto per farsi catturare, essendo, più pesante degli altri gas, e cerca di rendersi utile per trasportare carbonati verso il mare, come ha sempre fatto nel ciclo naturale. La colpa è dell’uomo che per difendere l’ambiente, non ha usato le stesse sinergie che ha usato nell’arte della guerra. Chi produce energia non dialoga abbastanza con chi, depura le acque, l’aria, l’industria meccanica, chimica, biologica, informatica e viceversa. Se avessero dialogato si sarebbero accorti che, in particolare, gli impianti termici e i depuratori delle acque avrebbero dovuto essere progettati diversamente per chiudere il ciclo del carbonio antropico al loro interno, prima di scaricare i fumi nell’atmosfera e le acque nei fiumi, laghi e nel mare. Si sarebbero accorti, come ho scritto negli articoli citati e in molti altri, che mettendo insieme una centrale termica e un grande depuratore delle acque, i fumi avrebbero potuto uscire depurati e le acque alcalinizzate. Questa sarebbe stata l’energia protettiva e depurativa dell’ambiente. Nessuno ha creduto a questa possibilità, soprattutto, perché proponevo di usare la fotosintesi (che ha un basso rendimento produttivo in termini di biomasse) e l’ossido di calcio per produrre i carbonati di calcio che avrebbero assorbito il CO2 (la produzione di ossido di calcio a caldo comporta emissioni di CO2 circa il doppio di quelle che sarebbero state assorbite). La mia proposta fu snobbata dal Gotha dell’ambiente e dell’energia, benché asserissi che i carbonati prodotti nelle acque, prodotti con bassi rendimenti, andando a contrastare la curva esponenziale dell’acidificazione oceanica, a livello globale, sarebbero stati ugualmente convenienti. Sarebbe bastato consultare la nota formula di Henderson e Hasselbach che tiene conto del rapporto tra le quantità di ioni bicarbonati (derivati dai sali carbonati) e l’acido carbonico presenti nell’acqua: pH = Ka +Log[HCO3¯] / [H2CO3] dove la costante Ka dell’acido carbonico vale 4,3 •10-7 mol/L vale 6,37. Questa espressione determina, appunto una curva logaritmica. Ma questo ragionamento riguarda il passato, perché su quell’argomento ho continuato a lavorare, trovando nuove sinergie che aumentano i rendimenti e azzerano le emissioni. Infatti i carbonati possiamo produrli con la carbonatazione a freddo, di rocce calcaree frantumate. So bene che qualcuno sorriderà dicendo che hanno già sperimentato il sistema e non funziona. Ma dico, ugualmente, che non può non funzionare, creando gli ambienti adatti e le sinergie impiantistiche necessarie.
    Scrivevo articoli, per modestia, non ritenendomi in grado di approfondire questi argomenti da solo: Cercavo qualcuno a cui trasmettere idee accumulate in quaranta anni di impianti. Non ho trovato nessuno, rischiando, come è avvenuto, soltanto di essere snobbato. Ma i grandi silenzi ricevuti e qualche piccolo consenso mi stimolarono ad andare avanti. Con “La depurazione globale nelle città”(http://ebookbrowse.com/la-depurazione-globale-nelle-citt%C3%83%C2%A0-doc-d152379508), proposi di catturate l’aria inquinata urbana attraverso dei collettori interrati per farla risalire verso l’atmosfera depurandola attraverso i depuratori coperti, che non sarebbero altro che delle serre, nelle quali, il CO2, potrebbe combinarsi chimicamente con l’ossido di calcio e la fotosintesi: Ma non mi sono fermato a quella soluzione. Oggi, la depurazione globale nelle città, che nessuno ha preso in seria considerazione, può essere migliorata, ulteriormente, sostituendo i depuratori coperti con dei fabbricati sinergici verticali (F.S.V), con potenzialità immensamente superiori. Questi fanno parte della futura industria protettiva dell’ambiente, che, se saremo saggi, realizzeremo mettendo insieme depuratori dell’acqua e le centrali termiche. In tutti i Paesi del mondo la progettazione pubblica non è stata capace di creare impianti sinergici che chiudessero il ciclo del carbonio. I depuratori delle acque e le centrali termiche, che sono impianti pubblici, in tutti i Paesi, emettono CO2 nell’ambiente. Quindi, in tutti i Paesi, non è stato possibile imporre all’industria di azzerare le emissioni. Progettare un depuratore globale dell’acqua o dell’aria è molto diverso dal progettare un depuratore locale. La differenza sta tutta nella chiusura del ciclo del carbonio che deve concludersi senza emissioni di CO2. Non risolvendo questo problema, il legislatore può imporre le regole all’imprenditoria privata. L’imprenditoria privata non può chiudere il ciclo del carbonio senza sinergie impiantistiche pubbliche che collaborino alla cattura e al convogliamento dei gas nocivi, tra i quali, principalmente il CO2. Il cane si morde la coda dall’avvento dell’epoca industriale. E’ toccato al sottoscritto, dipanare la matassa, probabilmente, perché ho trascorso metà della vita negli impianti dell’industria e metà negli impianti ambientali, in ruoli modesti ma concreti. Mi sono accorto che lo stato dell’arte non può essere superato se non si collegano gli impianti e gli impianti non possono essere collegati se non vengono modificati. Probabilmente, anche altri progettisti si sono accorti che lo stato dell’arte non può essere superato ma hanno optato per una soluzione diversa: il C.C.S. che è peggiore del male che dovremmo curare. Infatti, questa soluzione, discutibile sul piano della sicurezza, dimentica completamente che il CO2, insieme alle acque dolci e il calcio costituisce la grande risorsa sostenibile per inviare carbonati agli oceani. Sono convinto che se ai grandi della Terra, fosse stata data una possibilità di scelta, non avrebbero scelto il C.C.S. e bene hanno fatto importanti Paesi, come la Cina a non prendere i considerazione questa soluzione. Purtroppo, il Gotha dell’ambiente e dell’energia mondiale difficilmente ammetterà gli errori commessi e i vertici mondiali sull’ambiente potranno continuare, ancora per molto, senza arrivare a una conclusione, se per vie diverse, non si riesce a comunicare con chi ha veramente poteri decisionali per far conoscere la depurazione globale e l’energia che protegge l’ambiente. I grandi della Terra, non sono dei tecnici, difficilmente, si formeranno delle opinioni personali. Continueranno a credere a chi ha portato l’ambiente nelle attuali condizioni. Almeno, una pulce nelle orecchie di questi grandi uomini possiamo provare a metterla, se qualcuno diffonde quello che scrivo. Non per fare inutili polemiche, ma affinché accettino la discussione. Sfido chiunque a trovare un solo commento degli addetti ai lavori alle pubblicazioni in rete del sottoscritto. Segno evidente, che nessuno ha voluto parlarne. Della depurazione globale ho già scritto abbondantemente e inutilmente negli articoli precedenti. In questo articolo parlo per la prima volta, pubblicamente, dell’energia protettiva dell’ambiente. Non è una idea geniale, concentrata su una sola tecnologia, come possono essere considerate le pale eoliche e i pannelli solari. E’ un diverso modo di progettare e mettere insieme tutti gli impianti e le infrastrutture che riguardano l’ambiente e l’energia. Coinvolge il territorio e i piani regolatori delle città. Non tocca a me realizzare questo progetti, ma i giorni che mi restano li impiegherò per farli conoscere, nei limiti delle mie modestissime possibilità. Queste proposte non sono costate un centesimo di euro ai contribuenti. Sicuramente sarebbero state apprezzate di più se le avesse elaborate una commissione di esperti lautamente pagata. Credo che tutto sommato, noi Italiani siamo stati fortunati. Le caste che ci governano potevano farci ancora più male. Oggi avremmo ancora più debiti, se l’Europa non ci avesse fermato. Se non ci avesse salvato lo tsumani giapponese ci saremmo imbarcati anche nell’energia nucleare. Non parlo di politica ma soltanto di ambiente, nonostante sia appena caduto il governo dei tecnici. Per il sottoscritto, l’ambiente è come il corpo umano, deve consumare l’energia che produce, senza accumulare scorie e acidità. Una gestione corretta ci costringerebbe a lavorare tutti nel comune interesse coinvolgendo molta più terra, acqua, aria e industria riciclando tutto, senza inquinare. Questa dovrebbe essere la vera società dei consumi. Prima di pubblicare una proposta ambientale cerco di farla avere a chi ci governa a livello regionale o nazionale per sapere se la vogliono prendere in considerazione. Talvolta, allego anche dei depositi di brevetti che nelle mani del sottoscritto non hanno alcun valore, ma nelle mani di un ente pubblico, potrebbero contribuire alla crescita del Paese e probabilmente, almeno sul piano delle progettazioni ambientali, battere sul tempo la concorrenza internazionale. Oggi, più che mai c’è competizione tra i paesi. L’importante è che sia una sana competizione. Ma la nostra classe dirigente, che percepiamo, come persone normali, attraverso la radio o la televisione, nella realtà non sono raggiungibili e se li raggiungi non ti rispondono. Oggi si parla di rottamare le generazioni passate, ma non penso che abbiamo un problema generazionale. Dobbiamo soltanto eliminare le caste, che sono più radicate di quanto si pensi e ricostruire il Paese. Sono più vecchio di ministri e sottosegretari, ma posso assicurare che, ai fini sociali, si rende di più lavorando da pensionato, senza essere pagato, che per un padrone che ha bisogno di fatturare, per poterti pagare. Non avrei potuto lavorare su questi argomenti se non avessi rinunciato ad alcuni anni di stipendio. La libertà di pensiero e di espressione unita all’esperienza è un cocktail micidiale, per abbattere molti santuari. Nessuno mi ha concesso l’opportunità e l’onore di lavorare per il ministero dell’ambiente e dell’energia, ma l’ho fatto ugualmente. Posso dire abusivamente. Ho parlato soltanto quando avevo dei progetti pronti per l’impiego o delle idee da discutere. Che nessuno vuole discutere. Posso anche aver sbagliato qualcosa. Sta ad altri dimostrarlo. Comunque vada, sono orgoglioso di averci provato. Se prima non si progetta non si può discutere. Questo non lo hanno capito né i politici né i tecnici politicizzati. I progetti vengono prima dei decreti e non tutti i progetti sono buoni. Nel mondo dell’ambiente e dell’energia dobbiamo imparare a progettare nell’interesse globale dell’ambiente. Ho scritto un libro di circa 300 pagine su questi argomenti, che ancora non ho pubblicato e non avrei pubblicato se avessi trovato delle autorità nel mondo dell’ambiente e dell’energia disponibili all’ascolto e al confronto. Probabilmente, pubblicherò questo libro soltanto in Ebook, perché nessun editore mi corteggerà. In questo libro, ho raccolto delle ricerche, che dovevano aiutarmi a capire le ragioni per le quali le mie idee ambientali sono snobbate dal mondo scientifico, politico e imprenditoriale. Ho trovato soltanto conferme alle mie intuizioni e le riporto insieme alle nuove proposte. Cito molti esempi di impianti ambientali che risolvono problemi locali e creano danni a livello globale. Il titolo del libro, l’ho cambiato molte volte, essendo difficile condensare tanti problemi in poche parole. All’ultimo momento ho deciso di dedicarlo proprio a questo ennesimo vertice fallito sull’ambiente. Avrà lo stesso nome di questo articolo, che sarà anche la prefazione. Invio questo articolo a più di un editore, senza pregare nessuno. Nessuno mi ha mai pagato un articolo. Mi interessa soltanto ampliare la discussione sui problemi ambientali senza tabù e senza slogan falsamente ambientalisti. Ritengo che solo diffondendo nuove idee e nuovi progetti si possano smantellare tecniche depurative ed energetiche consolidate, nonostante gli evidenti fallimenti. Non credo agli slogan: No al carbone. No al gassificatore. No al digestore. No alla centrale termoelettrica. Non è importante quello che entra negli impianti, ma quello che esce attraverso gli scarichi delle acque e nell’atmosfera.
    Le conclusioni alle quali sono arrivato sono che i sistemi di protezione ambientale sono sbagliati dalla nascita. Contemporaneamente asserisco che anche dal carbone si può produrre energia pulita, senza perdere il rendimento del 30% come avverrebbe con il C.C.S., anzi, il rendimento energetico aumenterebbe, grazie al recupero del calore, attualmente sprecato. Il rovescio della medaglia, purtroppo, è che pochi impianti attuali si possono salvare, non essendo stati progettati con una visione globale dell’ambiente. C’e molto da ricostruire. Ma questo dovrebbe essere un bene, visto che la disoccupazione dilaga in tutto il Mondo. Le nuove energie costano troppo e al massimo non fanno danni. Manca all’appello chi protegge l’ambiente. Non illudiamoci che trasformando alcuni agricoltori in produttori di energia e producendo biogas, risolviamo il problema. Mancherà comunque chi invia carbonati al mare. Da almeno mezzo secolo, avremmo potuto creare l’industria che produce energia depurando acqua, aria e inviando carbonati al mare. Quindi proteggendo l’ambiente. Invece, abbiamo creato un inutile grande mercato di macchine di depurazione che non servono proteggere l’ambiente. Sarebbe bastato abbinare a ogni centrale termoelettrica, impianto termico, stabilimento siderurgico, cementificio e via di seguito, dei fabbricati sviluppati in verticale con delle serre calcaree e foto sintetiche, che oggi, potrebbero essere completamente automatizzate, rinnovando i materiali di consumo (rocce calcaree frantumate), estraendo la produzione (biomasse energetiche); mentre i mezzi di produzione, che non sarebbero altro che i fumi e le acque che attraversano gli impianti, proseguirebbero il loro percorso naturale verso l’atmosfera (fumi, smog, CO2, SOx, NOx, ecc), oppure verso il mare (acque piovane, di fogna, di raffreddamento, agricole, salmastre, fluviali ). Voglio, semplicemente, dire che già oggi le acque che passano attraverso le centrali termoelettriche sono decine di volte superiori a quelle che passano attraverso i depuratori. Ma queste acque non le trattiamo nemmeno per adeguarle a valore alcalino del corpo idrico ricevente. A prescindere dai tanti altri problemi che non abbiamo risolto, è lecito domandarsi: come possiamo pensare di contrastare l’acidificazione di 1.45 miliardi di km3 di acqua presenti sulla faccia della terra, se non interveniamo nemmeno sulle pochissime acque che passano attraverso gli impianti? Se saranno d’accordo i grandi della Terra, potremmo portare tutto quello che inquina in questi fabbricati sinergici verticali. Tramite una gestione computerizzata di pompe, ventilatori, trasporti industriali, sistemi di automazione, sonde di controllo, ecc. l’aria inquinata uscirebbe depurata e priva di CO2, mentre l’acqua uscirebbe depurata e alcalinizzata per contrastare l’acidificazione oceanica. Le acque che già passano attraverso le centrali termiche le potremmo aumentare ancora, secondo le disponibilità del luogo e immagazzinare in verticale, mentre si depurano e assorbono CO2. Creando degli stagni biologici facoltativi in verticale che accumulano le acque, le raffreddano, depurano, desalinizzano, alcalinizzano, secondo le necessità. Se a questi fabbricati (che chiamo F.S.V) affiancassimo altri fabbricati (che chiamo D.D.C.L) che recupererebbero il calore sprecato dagli impianti termici e dalle centrali termoelettriche, potremmo realizzare immensi digestori anaerobici che produrrebbero biogas. I D.D.C.L, oltre a produrre biogas, produrrebbero, in grandissime quantità, compost (che andrebbe a concimare i terreni in via di desertificazione) e acque inquinate che alimenterebbero di nuovo i F.S.V producendo biomasse; mentre le centrali termoelettriche consumerebbero il biogas. Oltre a produrre elettricità pulita, produrrebbero, calore, fumi, acque calde che alimenterebbero di nuovo i F.S.V., in un ciclo infinito. Dietro questo ciclo ci sarebbe un’enorme quantità di attività indotte per alimentarlo: grandi opere civili e industriali; coltivazioni agricole in terra e fuori terra, per consumare il concime carbonico (CO2) e il compost prodotto. Queste nuove realtà che saranno contemporaneamente industriali, agricole, depurative ed energetiche, le potremmo chiamare di “Depurcogeproduzione termoelettrica coperta globale” ( D.C.P.T.C.G.). In queste future attività gli uomini potrebbero trovare una quantità di occupazione pari all’industria manifatturiera. Quale lavoro sarebbe più sicuro e duraturo di un ciclo infinito, parallelo a quello della natura? E quale sistema distribuirebbe meglio la ricchezza? L’energia, non sarebbe basata soltanto su estrazioni selvagge dei combustibili dal sottosuolo, soprattutto dai fondali marini, per il vantaggio di pochi. Negli stessi impianti potrebbero concorrere combustibili fossili e matrici energetiche diverse, che avrebbero in comune le sezioni che recuperano il calore, depurano i fumi e trattano le acque. Queste ultime avrebbero un ruolo importantissimo. Le acque, accumulate parallelamente ai corsi d’acqua, verticalmente e dinamicamente, lascerebbero liberi i corsi d’acqua e le fogne, prevenendo i disastri alluvionali. Sarebbero restituite nei periodi di siccità. Le acque di scolo agricole, non andrebbero a inquinare le falde, ma recuperate e depurate in questi stagni verticali. Persino le acque saline potrebbero essere recuperate per l’agricoltura abbinando negli stagni la circolazione meccanica di cestelli contenenti resine di scambio ionico. Immagazzineremo, grandi quantità di rocce calcaree frantumate dove circolerà acqua aria e CO2. La legge di Dalton sulla pressione parziale dei gas dice: “La pressione totale di una miscela gassosa è costituita dalla somma delle pressioni parziali di ogni singolo gas componente la miscela stessa e la pressione parziale di ogni singolo componente è direttamente proporzionale alla sua partecipazione percentuale alla costituzione della miscela”. La legge di Henry dice: “ A temperatura costante la quantità di gas poco solubile disciolta in un dato volume di liquido è proporzionale alla pressione del gas sovrastante la soluzione”. Possiamo dedurre che lo 0,039 % di CO2 presente nell’aria atmosferica, sotto la copertura può diventare centinaia di volte superiore: anche nell’acqua può aumentare la sua influenza di centinaia di volte, a scapito di altri gas più leggeri (azoto e ossigeno), che le cederanno il posto, risalendo nell’atmosfera. Nelle serre, i gas saranno sottratti all’azione del vento e potranno stratificarsi in funzione del proprio peso specifico. Conseguentemente, processi di fissazione autotrofa del CO2, come il ciclo di Calvin della fotosintesi, la nitrificazione, la carbonatazione a freddo delle rocce potranno essere intensificati consumando tutto il CO2 in processi utili all’ambiente.
    Sfruttando sistematicamente queste applicazioni con bassi consumi energetici, già da molto tempo, avremmo potuto parlare di “depurazione globale” dell’acqua e dell’aria e quindi anche di pulizia dell’energia termoelettrica. Considerando che le centrali termoelettriche necessariamente, sono già realizzate vicino al mare, ai fiumi, ai laghi, sarebbe un peccato continuare a non sfruttare queste grandissime opportunità a livello mondiale. Non posso anticipare tutte le 300 pagine del libro in questo articolo, ma dovrebbe essere inutile dire che anche l’inquinamento dello stabilimento ILVA di Taranto, potrebbe contribuire a trasportare carbonati verso il mare, invece di contribuire all’acidificazione dell’acqua e dell’aria e alle neoplasie polmonari. Questi fenomeni, con la bonifica, fatta per decreto, si ridurranno, ma continueranno ad avvenire anche con lo stabilimento bonificato con i più moderni sistemi di filtrazione dell’aria. Come ho spiegato, non si tratta soltanto di filtrare l’aria. Non basta un decreto del governo a fare il miracolo. Il concetto di protezione globale dell’ambiente, purtroppo, è ancora sconosciuto ai progettisti e allo stato dell’arte. Fino ad ora nessuno ha voluto crederci. Sarebbe un peccato non aggiornare almeno i progettisti che si occuperanno dell’Ilva, affinché non procedano con una bonifica vecchia e superata prima che venga iniziata. Sarebbe un peccato se Enel, Eni e altri ancora continuassero a produrre energia sporca e non protettiva dell’ambiente. Sarebbe un peccato se i depuratori continuassero a depurare, emettendo CO2, consumando energia, invece di produrla.
    Sarei stato felice se il mio lavoro fosse stato cestinato, superato dai progetti presentati a Doha dal Gotha dell’ambiente e dell’energia. Invece, sono certo, che saranno cestinati per continuare sulla stessa strada. Quella dei palliativi depurativi e delle nuove costose energie, che al massimo, potranno essere, semplicemente, pulite. Delle 194 delegazioni dei paesi membri, nessuna sa cosa sia la protezione globale dell’ambiente. Gli unici che avrebbero potuto conoscerla sono quelli italiani. Ma chi sono? Chi li ha mai visti? Sono professori e scienziati? Burocrati ministeriali? Politici? Grandi manager? Nessuno in questo Paese ha voluto conoscere la depurazione globale e l’energia protettiva dell’ambiente e nessuno poteva parlarne. Per fortuna, siamo nel mondo di Intenet. Le bugie e l’ipocrisia hanno le gambe sempre più corte, c’e chi pubblica anche le riflessioni e i progetti di un modesto pensionato, che da anni ha nella testa dei grandi progetti ambientali, che non voleva sviluppare da solo. Non so come finirà questa storia, ma sono certo che quel poco che ho fatto, non sarei riuscito a farlo, senza la collaborazione di chi ha collaborato pubblicando i miei articoli. Sono bastati pochi incoraggiamenti di amici sconosciti a non fermi sentire solo in questa lotta. Le cose non vanno bene, ma sarebbero state ancora peggiori e senza speranza, appena una ventina di anni fa. Prima o poi la verità verrà fuori e ai vertici mondiali si potrà parlare di soluzioni concrete per produrre energia pulita sostenibile, proteggere l’ambiente, creare occupazione.
    Cordiali saluti
    Luigi Antonio Pezone
    Tel 0823-796712 cell. 3405000280

    • Leonardo Debbia ha detto:

      Gentile Signor Pezone,
      ha ragione, ha scritto un commento che è più lungo del mio articolo. Ho faticato un pò ad arrivare a leggerlo tutto, ma mi trova completamente d’accordo! D’altra parte, nell’annunciare l’esito di Doha, bisognava limitarsi, altrimenti ci si perde. Certo, la responsabilità è di tutti noi (mi ci metto anch’io) e a Doha è prevalsa la politica del rinvio. Hanno rinviato tutto al 2015, poi al 2020. Questo i piccoli, perchè i “grandi inquinatori” o erano assenti o hanno manovrato per prendere tempo.
      Aspettiamo Varsavia e …speriamo ancora. Spes ultima dea!!!
      Grazie per la sua considerazione e spero di continuare ad averla per lettore. Ed io
      leggerò volentieri i suoi articoli che ci ha segnalato.

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