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Concordia: come si sta affrontando il rischio di disastro ambientale

Concordia e distratro ambientale, possibili danni da parte del petrolio ecosistemi in pericolo

Costa Crociere Concordia: rischio di disastro ambientale da parte di 2 mila e 400 tonnellate di carburante.

C’è un lato positivo in tutte le cose e questo vale anche per le tragedie peggiori, anche per quelle in cui sono coinvolti feriti, dispersi e morti e in cui, non meno importante, si attenta alla salute dell’ambiente naturale.

L’altro lato della medaglia si può scorgere quindi anche nel caso della Costa Crociere Concordia, che come ormai tutti sanno si è imbattuta più di dieci giorni fa su un scoglio in prossimità della costa toscana.

Sì, perché oltre alla inefficienza di qualcuno che, ad ascoltarlo nelle registrazioni intercettate, tutto rammenta tranne che un uomo che rispetta il codice d’onore della marina; oltre alle inutili morti di una ventina di passeggeri; oltre alla sofferenza di parenti e persone incredule e arrabbiate; oltre infine al rischio di disastro ambientale che minaccia i nostri mari con 2 mila e 400 tonnellate di carburante, un lato positivo si può trovare nell’attenzione e nella premura maggiore delle autorità nell’imporre un maggior rispetto di semplici regole per la salvaguardia, non solo delle persone, ma anche degli ecosistemi marini.

Dovevamo attendere una tragedia di queste dimensioni per comprendere quanto sia importante il rispetto di regole e regolamenti? Sicuramente no, ma assistere ad alcune scene, immedesimarsi nel dolore di qualcuno, temere che sarebbe potuto succedere anche a noi o temere un mare nero di petrolio, è un insegnamento memorabile. O almeno, ci consoliamo sperando questo.

Il parere di esperti, come fisici, scienziati ambientali, biologi, in queste occasioni è maggiormente richiesto ed ascoltato: la comunità scientifica preme in direzione di nuove leggi che tutelino e salvaguardino le coste italiane e il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini sembra accogliere la proposta e proporre in Parlamento nuove normative sul traffico marittimo.

Un punto importante e ancora irrisolto rimane però quello del rischio ambientale. Le condizioni climatiche potrebbero cambiare e le procedure di prelievo del carburante potrebbero andare incontro a imprevisti, in quanto tra l’altro non si ha ancora un’idea precisa sull’effettiva utilizzabilità del tappo per prelevare il composto dalla nave oppure sulla possibilità di fare un foro nella lamiera.

L’impresa olandese Smith inizierà le procedure di prelievo entro sabato e dobbiamo veramente pregare che vada tutto bene, perché il carburante presente all’interno della Concordia è del tipo Ifo 380: la sigla si riferisce alla viscosità del composto, che ha la densità del miele ed è particolarmente pericoloso per l’ecosistema marino. Esso si deposita pesantemente sui fondali e ne distrugge la potenzialità riproduttiva avendo inoltre tempi di degradazione molto più lunghi di altri tipi di petroli.

Per questo il Cnr, all’interno di un progetto europeo avviato già nel 2009 e chiamato ARGOMARINE (Automatic Oil Spill Recognition and Geopositioning integrated in a Marine Information System) che normalmente si occupa del monitoraggio del traffico marittimo e del suo impatto sui mari e sulle coste, oltre a formulare proposte per meglio gestire il via vai quotidiano di mezzi ingombranti e inquinanti, ha avviato un laboratorio di studio straordinario, come ausilio ai lavori di recupero del carburante. Argomarine ha effettuato una simulazione virtuale che prevede che tutto il liquido debba fuoriuscire dalla nave, sfruttando moto ondoso e vento, ad una velocità di 0,014 m3/s, nel corso di due giorni.

Il margine di errore della simulazione è del 15%, non proprio bassissimo.

Antonella Tramacere


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Aggiunto in: Ambiente, Ambiente & Natura

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