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Un delfino “leggendario”, da record

Le leggende degli indigeni dell’Amazzonia raccontano che al calar della notte amazzonica un delfino dalla strana colorazione rosea si trasformi in un uomo, bellissimo e seducente, che fa innamorare ogni donna di lui, facendole diventare le sue amanti. Appena sorge il sole quell’uomo, che ha reso gravide le donne, si ritrasforma il quello strano delfino che solca le onde del Rio. Questa leggenda voleva giustificare le numerose nascite da donne senza marito, dando la colpa all’ “boto-uomo” che di notte le affascinava con la sua bellezza. Stiamo parlando dell’ Inia geoffrensis , un delfino d’acqua dolce, che vive nel Rio delle Amazzoni, comunemente chiamato dai brasiliani “boto vermelho” per la sua colorazione rosa, quasi rossastra. Questo cetaceo odontoceta è caratterizzato da un dimorfismo sessuale unico tra le specie di delfino d’acqua dolce in quanto il maschio supera di gran lunga la grandezza della femmina, cosa che negli altri delfini è sempre contraria. Infatti i maschi raggiungono dimensioni di 2,50 m con un peso non indifferente (circa 200 kg) mentre le femmine arrivano al massimo ai 2,00 m ( con un peso di circa 150 kg). La colorazione, che contraddistingue questa specie, si ha solo nella maturità sessuale: i piccoli di Boto nascono con una pigmentazione grigio scura, e man mano che avanzano con gli anni e maturano sessualmente, diventano sempre più rosa. A prima vista, il boto può sembrare un animale tozzo e grezzo, ma in verità è un abile nuotatore, velocissimo e agile, tanto che riesce a evitare le numerose insidie che può nascondere il Rio; ha anche una vista molto buona benché abbia degli occhi molto ridotti. Il suo rostro, molto allungato, ha una dentatura molto simile alla nostra, in quanto hanno i denti di diverse dimensione a secondo della loro posizione. Il suo comportamento è anomalo per un occhio non attento : si sa che i delfini di mare nuotano quasi sempre in gruppo e non se ne distaccano mai; invece il nostro boto rosa è un animale solitario, dove gli unici gruppi che troviamo sono quelli formati dalle madri e dai loro piccoli. Questi ultimi, di solito la madre ha due piccoli di età diverse, vengono allattati per circa un anno ma restano con la madre per altri 2 anni. Si è studiato che vi è una predilezione sull’habitat a secondo del sesso di questi cetacei : infatti il maschio tende a rimanere nel grande canale, a differenza delle femmine che prediligono le acque secondarie del Rio in quanto le correnti sono meno impetuose così che i piccoli non debbano affrontare maggiori pericoli. Il boto rosa usa, come tutti gli altri delfini, l’eco localizzazione, emettendo suoni ad una frequenza di 16-18 Hz usati per vari scopi come la localizzazione di ostacoli e comunicazione con gli altri membri della specie. Questa specie è stata riconosciuta come Guinness World Records, in quanto è il delfino più colorato al mondo; la colorazione è dovuta a vasi sanguigni che traspaiono sotto la pelle; questi servono al cetaceo per termoregolarizzare il suo corpo a seconda della temperatura che devono affrontare. In conclusione, i boto sono conosciuti dagli indigeni come animali che “aiutano” i pescatori a dirigere i pesci nelle loro reti, ma questo pensiero non è altrettanto condiviso dai pescatori brasiliani, che li cacciano pensando che si cibino del loro pesce, non sapendo che questi magnifici cetacei prediligono delle specie che non sono di solito pescate. Per tanto, a mio avviso, si deve avere una discreta paura che questi leggendari cetacei possano scomparire dalla faccia della Terra, e con essi una delle più belle meraviglie del mondo.

Sara Filippi


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4 commenti a "Un delfino “leggendario”, da record"

  1. Valerio ha detto:

    Bell’articolo! Vorrei solo far notare che in nomenclatura binomia il nome della specie va in minuscolo (Inia geoffrensis), non in maiuscolo. Non vorrei passare per il puntiglioso rompiballe, ma io credo che se l’obiettivo di questo sito sia di fare della divulgazione scientifica non si possano trascurare errori di questo tipo (che poco hanno a che fare con la grammatica e molto con l’ambito scientifico).

    Vale

  2. sara90 ha detto:

    ciao valerio, potresti dirmi dove hai trovato scritto Inia geoffrensis in maiuscolo? frequentando il corso di scienze naturali so bene che il nome scientifico della specie trattata va sempre in minuscolo o in corsivo. rileggendo il mio articolo non trovo corrispondenza con il tuo commento. ti prego di evidenziare il passaggio dove commetto questo errore.
    sara

  3. Agron Luka ha detto:

    La citta antico di Skodrinon/Skodra/Scutari Albania e notto per le sue aqua di tre fiumi, lago di Skodra e con legami con mare Adriatico. Il nome di mare Adria/Adriatico viene da nome ilirico del fiume Drî-n. In un basorelievo dentro nelle vechie muraio del fiume Drin che passa a Skodrinon, che un delfino e famoso segno di Poseidone. Poi anche un una antica moneta di Skodrinon, scrita con alfabeto greco che una nave ilirica e un delfino. Forse un delfino scomparso del acqua dolche? Qesto, perche l’ultimi anni e stato scomparso anche un pesche famoso che si chiama blî con i nasale, come in vechio greco blinos. In lago (likeni come in greko lekane) di Scutari che anche un serpente che mangia peschi. Agron Luka Skodra.

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