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Quando la predazione diventa un’arte: i Gasteropodi Naticidi

Passeggiando in spiaggia è possibile rinvenire frequentemente valve di Molluschi Bivalvi perforate. Un buchino preciso e misterioso, che affascina a qualsiasi età, tanto che queste conchiglie sono tra i tesori che più comunemente vengono raccolti in spiaggia.

Ma cos’è quel buco? Durante le mie attività di didattica ambientale pongo spesso questo quesito e la risposta più frequente (a prescindere dall’età dell’interessato) è “serve per farci le collane”, seguita da “è un occhio” e “serve per mangiare/respirare”. Per carità, è vero che può essere utilizzata per realizzare un simpatico ciondolo, ma ovviamente quella ne è la diretta conseguenza, non la causa!

Un esemplare di Neverita josephinia su substrato sabbioso (Ph. Stefano Guerrieri).

Un esemplare di Neverita josephinia su substrato sabbioso (Ph. Stefano Guerrieri).

Quel perfetto forellino è ciò che resta di un atto di predazione! Pensate a un predatore marino: vi verrà immediatamente in mente un grosso Squalo bianco, una  furba Orca o una vorace Foca…ma in realtà i predatori che vivono in mare sono di qualsiasi forma e dimensione, abbracciando quasi tutti i phyla conosciuti. Tra questi ce ne sono alcuni davvero inaspettati: i piccoli Molluschi Gasteropodi appartenenti alla famiglia Naticidae, comunemente conosciuti come “Natiche” (secondo alcuni anche per via della loro colorazione rosa e omogenea…ehm…) ne sono un degno esempio. Molto comuni lungo le nostre coste, sono tra i più infallibili, voraci e insospettabili predatori. Immaginate una simpatica e delicata chiocciolina rosa o a puntini che…perfora una tellina con la sua ruvida “lingua dentata” e ne divora l’animale quando è ancora in vita!

Alla base di tutto ciò c’è sofisticatissimo e spettacolare meccanismo di predazione costituito da varie fasi: dopo aver scovato lo sfortunato Bivalve infossato nella sabbia (sebbene non sia raro che anche altri Gasteropodi vengano predati), il Naticide lo immobilizza sia con il piede, sia tramite secrezioni chimiche; dopo aver trovato il punto più consono dove dare il via alla perforazione, inizia a raschiare la conchiglia della sua preda con la radula, una struttura cartilaginea estroflessibile ricoperta da svariate file di minuscoli e affilatissimi dentelli chitinosi, con un movimento che avviene secondo un arco di cerchio che copre circa 20 °. La fase successiva prevede un periodo di riposo di 120 – 300 secondi che permette al Naticide di ritrarre la proboscide contenente la radula, mentre il punto da perforare viene coperto da un organo accessorio del piede: la ghiandola perforatrice, il cui secreto permette di sciogliere chimicamente il carbonato di Calcio della valva della preda. Successivamente il piede viene spostato e di nuovo sostituito dalla proboscide, riprendendo l’opera di raschiamento della radula. Queste due fasi, in cui si alternano periodicamente l’attività fisica della proboscide  e del piede e quella chimica della ghiandola, possono protrarsi anche per oltre 60 ore di duro lavoro. Non appena il foro viene ultimato, il Naticide può inserirci la proboscide, iniziando così a divorare l’ormai inerme preda.
Il foro è differente a seconda delle della specie che lo produce ed il pasto che ne scaturirà potrà essere sufficiente per i successivi 5-14 giorni.

Valve di diverse specie con il caratteristico foro da predazione (Ph. Andrea Bonifazi).

Valve di diverse specie con il caratteristico foro da predazione (Ph. Andrea Bonifazi).

Il lavoro compiuto dal predatore è duro e dispendioso e il pasto deve ripagarlo, quindi, per ottimizzarne l’efficacia, i Naticidi sono soliti perforare le zone sotto cui sono posti gli organi sessuali o quelli digestivi; per questo motivo il tondeggiante buco è quasi sempre in corrispondenza dell’umbone, la porzione più vecchia della conchiglia, ove sono alloggiate gran parte delle più gustose porzioni dell’animale: forando in quel punto, il successo è assicurato e il banchetto è servito!

Le specie più comuni lungo le nostre coste sono Naticarius hebraeus, N. stercusmuscarum e Neverita josephinia e quasi sempre hanno come prede preferite i Bivalvi appartenenti ai generi Donax e Tellina, senza tuttavia disdegnare diverse specie dei generi Spisula e Glycymeris e della famiglia Cardiidae.

La prossima volta che, passeggiando in spiaggia, avrete modo di ammirare questi perfetti forellini, riflettete sul complesso e spettacolare processo che li genera e su come essi rappresentino allo stesso tempo la morte per un individuo, ma la Vita per un altro. E ricordate che in Natura i predatori non sono solo i Leoni, gli Squali, le Aquile e le Tigri, ma anche molte piccole, delicate e apparentemente “innocenti chioccioline” che vivono sulla sabbia!

Andrea Bonifazi

Bibliografia.

Calvet C. (1992). Borehole site-selection in Naticarius hebraeus (Chemnitz in Karsten, 1789) (Naticidae: Gastropoda)?. Orsis: Organismes i Sistemes, 7: 57-64.

Kabat A.R. (1990). Predatory ecology of naticid gastropods with a review of shell boring predation. Malacologia, 32(1): 155-193.

Kingsley-Smith P.R. (2003). Stereotypic and size-selective predation in Polinices pulchellus (Gastropoda: Naticidae) Risso 1826. Journal of Experimental Marine Biology and Ecology, 295: 173-190.

Negus M. (1975). An analysis of boreholes drilled by Natica catena (Da Costa) in the valves of Donax vittatus (Da Costa). Proceedings of the Malacological Society of London, 41: 353.


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