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Non servono grandi cifre per avere un bellissimo borsellino… basta una passeggiata in spiaggia!

Trovando una forchetta in mare, il Gabbiano Scuttle, associando a quel misterioso oggetto dalla strana forma ció che gli sembrava piú simile, ovvero un pettine per capelli, rivolgendosi verso la sirenetta Ariel, disse: “È un autentico arricciaspiccia! Gli umani usano questi gingillini per sistemarsi i capelli. Vedi, basta metterlo qui, farlo girare, dare uno strattone, tiro là… ed ecco in un batter d’occhio un’acconciatura alla moda, esteticamente graziosa, di cui le creature umane non possono fare a meno“.
E come dimenticare il “soffia bla-bla”?

Punti di vista e soggettività sono elementi ricorrenti in mare, soprattutto durante una passeggiata in spiaggia: cosí come le disneyane creature del mare interpretano fantasiosamente ció che da terra va a mare, noi diamo spiegazioni strambe e spesso poetiche a ció che da mare viene a terra.
É questo il caso del cosiddetto “borsellino delle Sirene”, una strana struttura circa rettangolare, generalmente scura, appiattita e caratterizzata da quattro filamenti apicali (chiamati “corna”) disposti ai suoi vertici, che da sempre incuriosisce e alimenta folkloristiche spiegazioni.
Oltre alla forma squadrata e alla presenza dei “manici”, anche la presenza di una precisa apertura in corrispondenza di uno dei due margini piú brevi concorre a darle l’aspetto di un’elegante pochette degna di Ariel.

Una capsula ovigera di Raja montagui ormai secca e vuota (Ph. gailhampshire from Cradley, Malvern, U.K) e una capsula di Raja sp. appena rinvenuta spiaggiata in cui è ancora visibile l’embrione (morto) al suo interno (Ph. Alessandra Pracchia)

Ma come per l’arricciaspiccia, spesso la fantasia vince sulla realtà, alimentando la poesia che ci fa tornare un po’ bambini. Eppure la spiegazione biologica non é meno affascinante: si tratta della capsula ovigera di alcune specie di Pesci cartilaginei ovipari. Nella maggior parte dei casi sono state deposte da Razze (Famiglia Rajidae), sebbene non siano rare neppure le piú chiare uova di Gattuccio (Famiglia Scyliorhinidae).
Generalmente le capsule ovigere che troviamo spiaggiate sono schiuse, con il piccolo embrione uscito proprio da quella geometrica fessura che tanto ci ha incuriositi.
La particolare morfologia permette alla madre di ancorare le uova a substrati duri (rocce, alghe o Gorgonie) tramite gli arricciamenti (o viticci) delle corna, mentre in altri casi vengono attaccate grazie a speciali fibre adesive che avvolgono il guscio. Durante la deposizione, la femmina inizia a girare intorno al substrato scelto, permettendo alla capsula di rimanere saldamente ancorata.
Basta una leggera mareggiata durante il periodo riproduttivo per far sì che se ne trovino a decine spiaggiate. Apparentemente molto simili tra loro, sono in realtà differenti a seconda della specie che le ha generate e riconoscere con certezza il taxon a cui apparteneva la “cartilaginea mamma” non è nè semplice nè intuitivo, ma esistono studi ad hoc che possono aiutarci in questa naturalistica impresa.

Un uovo deposto e abilmente ancorato al subtrato (Ph. Peter Southwood)

La nascita di una nuova Vita non é forse ancor piú meravigliosa della seppur fantasiosa e fiabesca spiegazione che si é soliti dare a queste strane e misteriose strutture?

L’adorabile bellezza di un esemplare di Raja clavata (Ph. Vassil)

Anni fa il New York Times recitava “Le borse sono i nuovi gioielli“… nulla a che vedere con i “borsellini delle Sirene”, non solo affascinanti gioielli naturali, ma anche portatori sani di una nuova Vita.

Intervista a cura di Andrea Bonifazi

Bibliografia

Mancusi, C., & Serena, F. (2015). Diagnosi morfologica delle capsule ovigere dei condroitti mediterranei. Metodiche di studio, biologia e chiavi di determinazione specifica: 77 pp.


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