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Cetacei: Un ringraziamento speciale all’evoluzione.

Come ben sapete, i cetacei sono mammiferi marini, in grado di muoversi, a loro piacimento, all’interno del mondo d’acqua che ricopre la maggior parte del nostro pianeta.  Ma la domanda che più comunemente gli uomini si pongono è: ma come sono nati questi animali? So già che qualcuno riderà di ciò che sto per dire, ma non importa: i cetacei sono nati dall’evoluzione di alcuni animali terrestri. 

Ebbene si, gli esperti in evoluzionismo sostengono che questi mammiferi marini provengano da progenitori terrestri, che, in seguito ad un adattamento all’ acqua, si sono magistralmente evoluti in cetacei. Ciò che fa presupporre che questi affascinanti animali si siano evoluti da animali terrestri ad acquatici, è dovuto da alcune analogie: la prima è che i cetacei, per sopravvivere, hanno bisogno della stessa aria che respirano i “terrestri”; la seconda è che le ossa delle loro pinne pettorali sono affini alle ossa dei mammiferi terrestri; la terza è che i movimenti della spina dorsale sono compatibili con un adattamento alla corsa sulla terra invece che a movimenti, orizzontali, comuni nel nuoto dei pesci. Detto ciò, cerchiamo di conoscere i bis bis bis bis nonni dei cetacei attuali.

Con la scoperta di un fossile di proto balena in Pakistan, il Pakicetus, gli esperti hanno potuto ipotizzare che i primi cetacei sarebbero comparsi nell’ Eocene studiando attentamente lo scheletro del Pakicetus, e si sono sorpresi del fatto che assomigliasse così tanto sia ad un artiodattilo che ad un delfino. Infatti i pakicetidi erano ungulati classificati, in seguito, come primi cetacei. I cetacei e questi strani animali, simili a cani con zoccoli e con spesse code, sono accumunati dalle orecchie : la forma della regione auricolare è molto insolita nel Pakicetus ma che ricorda solo quella del teschio delle balene. Ma qui casca l’asino : infatti i pakicetidi non potevano sentire in acqua ma solo sulla terraferma a differenza dei “moderni” cetacei. Allora come è possibile che questi bizzarri animali siano antenati dei delfini o delle balene? Ecco che corre in aiuto l’ Indohyus , uno strano animaletto, grande più o meno come un gatto, che possedeva anche lui una struttura auricolare simile a quella del Pakicetus. In più questo animale, è ancora più vicino ai cetacei del suo predecessore, in quanto presenta uno spesso rivestimento intorno alle ossa tipico di creature acquatiche, anche moderne. Ecco l’evoluzione all’opera : sempre in Pakistan è stato ritrovato uno strano coccodrillo, mammifero, l’ Ambulocetus, che, si suppone, potesse nuotare muovendo la coda ventralmente, come fanno tutti i mammiferi marini odierni. In più le sue possenti zampe posteriori si pensa fossero adibite quasi esclusivamente al nuoto e non alla vita sulla terraferma.

E per la vostra gioia , e mia, ecco che compare il Protocetus, che assomiglia ancor di più alle moderne balene. Questo cetaceo procetide visse nell’Eocene medio, circa 8 milioni di anni dopo il Pakicetus ; questo animali non presenta più delle zampe possenti come quelle dei suoi predecessori, ma zampe anteriori più sottili e simili a pinne, e zampe posteriori quasi inesistenti. La coda diventa paragonabile a quella di un delfino, con due lobi laterali che davano la giusta propulsione per muoversi nell’acqua; e aveva l’orecchie adattate per sentire ciò che avveniva sott’acqua. Si, si, assomiglia proprio al nostro Flipper, ma manca ancora qualche cosa. Infatti il Protocetus non era ancora in grado di produrre i suoni caratteristici dei cetacei, in quanto non era dotato del “melone”, ovvero un organo, sito tra lo sfiatatoio e la fine della testa, che permette ai cetacei di usare l’ecolocalizzazione.

Insieme al Protocetus, ecco che compare il primo cetaceo completamente marino, il Basilosaurus. Era lungo quasi 18 m e aveva una forma molto simile a quella di una balena; si nutriva di soli pesci e possedeva uno strato di tessuto adiposo per non subire una dispersione di calore in acque fredde. Il grande Basilosaurus ( che significa “sauro imperatore” ) aveva ancora due piccoli arti posteriore,che si pensa, fossero usati durante l’accoppiamento, ma non si esclude che potessero essere solo vestigiali. Ma proprio come il suo predecessore, il Basilosaurus non era dotato di “melone”, quindi non poteva ancora usare l’ecolocalizzazione, tanto importante per i cetacei odierni.

Quest’ultima compare solo un po’ di migliaia di anni dopo, nel Miocene, sviluppandosi nella sua forma attuale; in questo periodo, insieme all’ecolocalizzazione, nascono anche diverse famiglie di Odontoceti, i primi e veri antenati dei cetacei. Tra questi troviamo il Kentriodon, che possedeva un cranio simmetrico tipico dei delfini moderni, si nutriva di pesci e probabilmente viveva in branchi e usava l’ecolocalizzazione.

Comparvero anche le prime balene, ovvero i Misticeti, che si dividevano in 4 famiglie; questi si suppone che si siano originati dai Cetotheriidae, una famiglia ormai estinta, da cui si può essere evoluto il fanone che permette il filtraggio dell’acqua per la nutrizione. Con il susseguirsi degli anni ( milioni di anni, intendiamoci! ), i cetacei hanno evoluto il loro assetto scheletrico, modificandone le narici in sfiatatoi, gli arti posteriori scompaiono, le orecchie si affossano sempre di più e l’orecchio medio si collega alla mandibola, e vi è la comparsa del melone, importante per gli odontoceti in quanto attraverso quest’organo riesco a produrre i suoni. Ed eccoci arrivati a Flipper, l’ orca Willy e la balena bianca di Moby Dick. Adesso con tutte le carte in regola, scorrazzano liberi nell’acqua finalmente, dopo milioni di anni per raggiungere un tale e splendido risultato.

Ma, secondo me, non finiranno mai di stupirci, continuando a perfezionarsi in un modo o nell’altro.

Sara Filippi


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Aggiunto in: Biologia Marina

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