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Alieni in Sicilia: il diario di viaggio di un biologo

Aplysia dactylomela

Sono ormai oltre 800 le specie marine alloctone (o non native) che vivono nel nostro mare. Le vie d’ingresso principali sono: il canale artificiale di Suez (che collega il Mar Rosso al Mediterraneo), l’acqua di zavorra o sentina delle navi e l’acqua proveniente dai ricambi delle vasche degli acquari. Alcune di queste specie mostrano un’elevata invasività, cioè crescono rapidamente (in quasi totale assenza di predatori e competitori) e tendono a sostituirsi alle specie autoctone, minacciando la biodiversità e alterando il nostro ecosistema marino. Negli ultimi anni il preoccupante fenomeno è aumentato, complice il riscaldamento del Mediterraneo e l’aumento del traffico marittimo. Ecco alcuni ospiti “stranieri” incontrati nel mio recente viaggio in Sicilia.

Caulerpa taxifolia (tra le cui fronde si intravede Caulerpa cylindracea)

Tra le alghe, sono ben tre le “intruse” osservate a Favignana: Caulerpa taxifolia, “fuggita” nel 1984 dalle vasche dell’acquario del Principato di Monaco, la congenerica Caulerpa cylindracea, d’origine australiana, penetrata nel nostro mare nel 1990 attraverso l’acqua di zavorra delle navi, e Asparagopsis taxiformis, alga rossa originaria dell’area indo-pacifica.

Asparagopsis taxiformis

Tra i molluschi, è sempre più comune l’ostrica perlifera (Pinctada imbricata radiata), in questo caso fotografata a Taormina, proveniente dal Mar Rosso ed entrata nel Mediterraneo da Suez. Quasi ubiquitaria lungo tutte le coste del Sud Italia e rinvenuta a Taormina, San Vito Lo Capo e Favignana è la cosiddetta “lepre di mare dagli anelli” (Aplysia dactylomela), un grosso gasteropode opistobranco originario dell’Atlantico tropicale ed entrato per dispersione naturale attraverso Gibilterra o con l’acqua di zavorra.

Rhopilema nomadica

A Favignana, è stata osservata anche la pericolosa “medusa nomade” (Rhopilema nomadica), entrata da Suez negli anni ’70. È molto urticante e si distingue dal nostro innocuo “polmone di mare” (Rhizostoma pulmo) per l’assenza del bordino viola sull’ombrella e l’aspetto “filamentoso”. Si tratta del quarto avvistamento in acque italiane, dopo Pantelleria e Cagliari (2015) e Levanzo (2016).

Pinctada imbricata radiata

Luciano Bernardo

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Aggiunto in: Biologia Marina

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