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Asteroide, vulcani, clima. Chi ha ucciso i dinosauri?

Ricostruzione di fantasia di un impatto di un asteroide. Gli scienziati ritengono che un gigantesco asteroide della fascia compresa tra Marte e Giove sia uscito dall’orbita e abbia colpito la Terra, provocando l’estinzione dei dinosauri (fonte: NASA)

Ricostruzione fantasiosa dell’impatto di un asteroide. Gli scienziati ritengono che un gigantesco asteroide della fascia compresa tra Marte e Giove sia uscito dall’orbita e abbia colpito la Terra, provocando l’estinzione dei dinosauri (fonte: NASA)

I dinosauri scomparvero 33mila anni dopo che un asteroide colpì la Terra, in tempi più brevi di quanto gli scienziati abbiano finora ritenuto. E, secondo un recente studio, l’asteroide potrebbe non essere stato l’unica causa dell’estinzione.

A questa conclusione è giunto il team, guidato dal prof. Paul Renne, del GBC (Geocronology Berkeley Center) dell’Università della California, Berkeley, assieme a colleghi olandesi e britannici.

Secondo i ricercatori, il clima della Terra avrebbe potuto essere deteriorato fino ad un punto di non ritorno allorché un massiccio asteroide si schiantò nell’area che oggi è costituita dalla penisola messicana dello Yucatan, innescando un processo di raffreddamento dell’atmosfera tale da spazzar via i dinosauri.

L’intervallo di tempo tra l’arrivo dell’asteroide e la totale scomparsa dei dinosauri era stato stimato, in precedenza, in 300mila anni.

Il nuovo studio, eseguito con tecniche di datazione radiometriche di alta precisione, ha indicato invece che questo intervallo di tempo tra un evento e l’altro sarebbe di un valore molto inferiore, pari a 33mila anni.

Per completezza d’informazione e detto per inciso, altri studiosi avevano ipotizzato che i dinosauri si fossero già estinti addirittura prima dell’arrivo dell’asteroide. Ma questo non inficia la validità del recente studio.

“Il nostro lavoro mette l’ultimo chiodo sulla bara di questa situazione”, si è coloritamente espresso il prof. Paul Renne, sicuro che questo lavoro metta, una volta per tutte, la parola fine alle controversie.

La teoria che i dinosauri si fossero estinti 66 milioni di anni fa a causa di un asteroide era stata proposta nel 1980. Il maggior elemento di prova era stato il cosiddetto “cratere di Chicxulub”, l’ampio cratere da impatto largo 180 chilometri, situato nella penisola dello Yucatan, in Messico, che all’epoca della scoperta, nel corso di una campagna di prospezioni petrolifere, era stato dapprima considerato erroneamente solo una particolare struttura geologica circolare e niente più.

Carta delle anomalie gravimetriche nella penisola dello Yucatan (fonte: NASA)

Carta delle anomalie gravimetriche nella penisola dello Yucatan (fonte: NASA)

Quando il cratere fu messo in relazione con la caduta di un corpo celeste, si pensò ad un asteroide di dimensioni enormi, un corpo roccioso con un diametro di 6 miglia (9,6 chilometri), che si polverizzò nell’impatto con la superficie terrestre, mentre i detriti rimanevano in sospensione nell’atmosfera per anni, depositandosi gradualmente sull’intero pianeta.

E in effetti, oggi, un po’ovunque nel mondo, si trovano sferette vetrose, note come tectiti, quarzo caratteristico da impatto, formatosi sotto forti pressioni multi-direzionali, che caratterizza la coesite, il relativo minerale, e uno strato ricco di polveri di iridio, elemento raro che si ritrova invece abbondante nei corpi meteoritici.

Renne e i suoi colleghi hanno riesaminato sia la data di estinzione dei dinosauri che l’evento di formazione del cratere ed hanno scoperto che i due eventi si sono verificati in un intervallo di tempo molto più ridotto di quanto si sia ritenuto finora. Lo studio ha esaminato tectiti di Haiti, legati al sito di impatto con l’asteroide e cenere vulcanica della formazione Hell Creek nel Montana, Stati Uniti, fonte di molti fossili di dinosauro.

Ricostruzione dell’ impatto di un asteroide con la Terra

Ricostruzione dell’ impatto di un asteroide con la Terra.

Nuova tecnica di datazione
Renne, studiando i rapporti tra estinzioni e vulcanismo, afferma: “I dati che avevamo in precedenza riguardo le tectiti e la cenere differivano per le età, esattamente di 180mila anni, mostrando che l’estinzione era accaduta prima dell’impatto, il che avrebbe escluso una relazione tra i due eventi”.

Con i colleghi, Renne ha messo a punto una tecnica per datare gli eventi geologici quando ha capito che c’era una discrepanza nell’avvenimento, il cosiddetto “limite KT “, l’intervallo di tempo tra i periodi geologici del Cretaceo e del Paleocene, quando si estinsero sia i dinosauri che altre forme di vita sul pianeta.

Il limite KT è uno strato noto anche come “strato dell’iridio”. Fu scoperto nel 1980 dal fisico Luis Alvarez dell’University of California, Berkeley. Questo strato, che contiene per l’appunto alte concentrazioni di iridio, un elemento raro sulla Terra, si trova in un centinaio di siti nel mondo ed è stato datato 65 milioni di anni. Il team di Alvarez calcolò a suo tempo che probabilmente la causa della formazione di questo strato della crosta terrestre fosse stato causato dall’impatto di un gigantesco asteroide di un diametro stimato sui 10-14 Km.

“Ho capito che c’era qualcosa da migliorare. Anche se molti erano fermi sui rispettivi pareri riguardo al fatto che i due eventi potessero essere sincroni o no, sono stati sostanzialmente ignorati i dati esistenti”, ha detto Renne.

Renne non ritiene che l’impatto dell’asteroide sia stata l’unica causa della scomparsa dei dinosauri. Al contrario, afferma che gli ecosistemi erano già in uno stato di degrado a causa di una grande eruzione vulcanica avvenuta in India, allorché l’asteroide colpì la Terra.

L’urto dell’asteroide “provvide a dare il colpo di grazia per l’estinzione finale” dichiara Renne, aggiungendo che la teoria è speculativa ma sostenuta da precedenti legami tra gli eventi di estinzione di massa e le eruzioni vulcaniche.

Circa un milione di anni prima dell’impatto, la Terra aveva attraversato sei bruschi cambiamenti di temperatura maggiori di 2 gradi nelle temperature medie annuali dell’Europa continentale, secondo la ricerca effettuata da Renne e dal suo team.

Le oscillazioni di temperatura includono un cambiamento di 6-8 gradi, accaduto 100mila anni prima dell’estinzione.

“Un periodo breve di freddo arrivò nel tardo Cretaceo, anche se non necessariamente di straordinaria rilevanza, e fu particolarmente stressante per un ecosistema globale che si era ormai ben adattato al persistente clima caldo precedente del Cretaceo. L’impatto di Chicxulub fu solo quindi il colpo decisivo per gli ecosistemi”, conclude Renne.

Leonardo Debbia
3 aprile 2013

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