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Antartide: dalle diatomee fossili indicazioni sui cambiamenti climatici

diatomeeLa Penisola Antartica occidentale è una delle regioni della Terra che si riscalda più rapidamente;  ed è senz’altro la più rapida delle regioni dell’emisfero australe.

Gli scienziati hanno dibattuto a lungo le cause di questo riscaldamento, in particolare alla luce delle recenti registrazioni strumentali, sia per quanto riguarda l’atmosfera che l’oceano.

Il fenomeno mette seriamente a rischio collasso la calotta di ghiaccio del continente, con un potenziale apporto di un’enorme quantità d’acqua e un significativo innalzamento del livello marino.

Ora, una ricerca dell’Università di Cardiff, Gran Bretagna, pubblicata su Nature Geoscience, ha tenuto conto dell’andamento di un unico fattore su un arco di tempo di 12mila anni, esaminando microscopiche alghe marine fossili, le diatomee, allo scopo di quantificare con cura il ghiaccio che si riversa in mare lungo le coste della Penisola Antartica occidentale.

Lo studio ha scoperto che nel tardo Olocene, dai 3.500 ai 250 anni fa, nel processo di riscaldamento della Penisola Antartica occidentale, l’atmosfera ha giocato un ruolo più significativo rispetto a quello della circolazione oceanica. Questo apporto di calore non c’è stato – dicono i ricercatori – prima di 3.500 anni fa e non è in atto in questo momento.

Lo studio ha anche dimostrato che il riscaldamento della circolazione atmosferica nel tardo Olocene è avvenuto ciclicamente, con cicli della lunghezza di 400-500 anni ed era collegato alla forza crescente del fenomeno di “El Nino – Southern Oscillation”, modello climatico localizzato alle basse latitudini dell’Oceano Pacifico che sale ad influenzare il clima equatoriale delle alte latitudini.

La Dott.ssa Jennifer Pyke, della School of Earth and Ocean Sciences, si è così espressa:

La Dott.ssa Jenny Pyke, della School of Earth and Ocean Sciences (fonte Cardiff University)

La Dott.ssa Jenny Pyke, della School of Earth and Ocean Sciences (fonte Cardiff University)

“La nostra ricerca sta aiutando a capire il comportamento dinamico passato della calotta di ghiaccio della Penisola Antartica. I risultati ottenuti implicano che le rilevazioni moderne del riscaldamento del mare lungo la Penisola Antartica meridionale debbono essere considerate come parte di un ciclo naturale centenario della variabilità del clima e che al fine di comprendere questo cambiamento climatico lungo la Penisola Antartica abbiamo bisogno di capire meglio i collegamenti climatici più ampi collegati con il resto del pianeta”.

Il ghiaccio che proviene dal continente presenta un rapporto molto particolare fra gli isotopi dell’ossigeno. Questa ricerca si avvale dell’applicazione di una tecnica a più alta risoluzione sui sedimenti marini costieri antartici per misurare i rapporti isotopici dell’ossigeno nei microscopici gusci fossili di alghe marine, le diatomee silicee.

Le diatomee sono alghe unicellulari a due valve che, negli organismi viventi, racchiudono il corpo protoplasmatico cellulare in una sorta di astuccio o teca trasparente, di diversa forma e struttura, di aspetto ialino, finemente traforato, con rilievi, fori e incisioni molto caratteristiche e suggestive. L’habitat acquatico non è soltanto quello marino, ma si ritrovano in tutti gli stagni, laghi, fiumi e torrenti e rappresentano una rilevante fonte di nutrimento per la fauna acquatica, un po’ come le piante per gli ambienti terrestri.

Le diatomee fossili hanno un ruolo importante nelle ricostruzioni paleoambientali, allorché si rinvengono in spessi sedimenti, i depositi silicei noti anche come diatomiti o “farina fossile”.

Una grande quantità di ghiaccio che si riversa in mare in prossimità della costa altera il rapporto isotopico dell’ossigeno dell’acqua di mare in cui questi organismi vivono e questo lascia una chiara impronta nei fossili, rivelando le condizioni ambientali del momento.

Gli scienziati hanno utilizzato il rapporto isotopico dell’ossigeno dei fossili sia per ricostruire la quantità di ghiaccio disciolta in mare negli ultimi 12mila anni che per determinare se le variazioni delle quantità di ghiaccio disciolte sono state determinate da cambiamenti negli oceani o da cambiamenti dell’ambiente atmosferico.

La professoressa Melanie Leng del British Geological Survey, docente di Geoscienze Isotopiche presso il Dipartimento di Geologia dell’Università di Leicester, Gran Bretagna, ha voluto precisare: ”Tecnologicamente, l’analisi della composizione isotopica dell’ossigeno nelle diatomee silicee è estremamente difficile e il British Geological Survey è uno dei pochi organismi di ricerca in grado di eseguire questo tipo di analisi. La metodologia per questo progetto di ricerca è stata sviluppata soltanto negli ultimi cinque anni, specialmente nello studio della fusione delle regioni polari. Possiamo ben dire di essere pionieri nel mondo nell’utilizzo di questa tecnica d’indagine”.

Leonardo Debbia
28 gennaio 2013

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Aggiunto in: Ambiente, Ambiente & Natura

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